E chi mo canta appriesso a mme?

Napoletana

Mariangela D'Abbraccio

 12,00

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Track list:

  1. Maruzzella
  2. Era De Maggio
  3. Passione
  4. Canzone Appassiunata
  5. Volo Yiddish
  6. ‘O Surdato ‘Nnamurato
  7. I’ Te Vurria Vasa’
  8. ‘A Rumba D’’e Scugnizze
  9. Dicitencello Vuje
  10. Scetate
  11. Maggio Se Ne Va
  12. Chi Tene ‘O Mare
  13. Tammurriata Nera
  14. Tu Si’ ‘Na Cosa Grande

Il ciclo è completo o quasi. Fu Pino Daniele, quando Mariangela D’Abbraccio faceva disco music con Le Camomilla ma voleva recitare a tutti i costi a dirle: “Ma come, sei di Napoli, vuoi fare l’attrice e non pensi ad Eduardo?” E fu proprio De Filippo , poco dopo, a benedire il suo debutto teatrale. “Per il Nero a metà Eduardo era un un punto di riferimento fondamentale, aveva le sue foto in casa, quando ho registrato due suoi pezzi glieli ho mandati con un’email,, volevo un suo giudizio. Non ho fatto in tempo a sapere cosa ne pensasse” ricorda la cantattrice che quei due brani (“Maggio se ne va” e “Chi tene ‘o mare”) ha voluto al centro di “E chi mo canta appriesso a mme? “, il suo nuovo cd, edito dalla Polosud e presentato ieri alla Feltrinelli di piazza dei Martiri. Il ciclo è completo o quasi. Il primo disco della D’Abbraccio, “ Il cuore di Totò”, raccoglieva le canzoni del principe della risata inevitabilmente partenopee; il secondo, “Teresa la ladra”, cercava la strada del teatro musicale con la griffe di Dacia Maraini e Sergio Cammariere. Questo terzo nasce da uno spettacoli che (ri) porta a teatro i classici napoletani “più i moderni classici Modugno e Daniele, rinnovatori capaci di rispettare la tradizione”, spiega lei “convita che il mio mestiere di attrice farà sempre più i conti con quello di cantante, come il teatro troverà sempre più voglia di flirtare con la musica. Comunque con queste canzoni intanto ritrovo me stessa, la mia cultura, la mia città, le mie radici “, Accompagnata dalla piccola orchestra toscana della Musica da Ripostiglio (“musica da camera sarebbe stato presuntuoso” spiegano loro con un sorriso sulle labbra). Mariangela ripercorre le orme di Lina Sastri: nel repertorio, nel gusto canoro, negli arrangiamenti acustici che guardano a volte al suono gipsy e klezmer, nella cornice teatrale che aggiunge recitativi – da Eduardo a Patroni Griffi, da Di Giacomo a Moscato nel suo caso – a “Era de maggio” e “Passione”, “Tammurriata Nera” e “Tu si na cosa grande”. Il titolo, rubato ai versi di quella “Maruzzella” che lanciò la carriera della Sastri, sembra quasi una sfida, o forse una maniera per ammettere il campo comune e reclamare senza proclami roboanti la propria cifra. Più teatrale nel porgere, sensuale nella sua maturità, qualche volta sopra le righe ed altre ispirata da Gabriella Ferri nell’affrontare gli arrangiamenti che i Musica da Ripostiglio firmano con Giacomo Zumpano, la D’Abbraccio chiede al pubblico di cantare “appriesso” a lei, di seguirla dando nuovo fiato “a questa mia avventura canora che è insieme testimonianza di quanto fatto finora e punto di partenza per un viaggio appena iniziato”.

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