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Etichetta

POLOSUD inizia la sua attività nel 1993.

L’obiettivo è quello di creare al Sud una struttura che contenga al suo interno edizioni musicali, capacità di produzione, registrazione, distribuzione e promozione, sganciata dalla rete delle major.

Polosud è la naturale evoluzione del discorso che Ninni Pascale, uno degli ideatori del progetto, aveva già avviato con il Parco, lo studio di registrazione intorno al quale, fin dagli inizi degli anni ‘80 ruotano i musicisti più innovativi del panorama musicale napoletano (tra cui Bisca, Walhalla, Panoramics, Little Italy, Sei Sei Sei, Falso Movimento, Joe Amoruso) e dove molti di questi musicisti hanno avuto l’opportunità di realizzare le loro prime produzioni.

Il progetto, pur tra mille difficoltà, non ultima la crisi della discografia soprattutto in Italia, è riuscito a ritargliarsi un suo spazio, sostanzialmente per due motivi:

la scarsa presenza di iniziative simili al Sud, dove invece esiste una notevole e variegata presenza di proposte e talenti.

la politica di abbandono adottata spesso dalle major rispetto ai nuovi artisti del Sud, troppo lontani dal loro centro operativo e quindi troppo costosi e difficili da gestire.

Le finalità rimangono quindi quelle di dare voce alle numerose realtà musicali delle nostre regioni , dotate spesso di una valenza commerciale ma, confinate dalla automatica produzione discografica delle major.

Qualcosa in più da dire

Come parecchi di voi sanno, la maggioranza della produzione Polosud è orientata verso la musica etnica e jazz.

Artisti come Daniele  Sepe, Antonio Onorato, Maria Pia De Vito, Marco Zurzolo, Enzo Nini, Francesco D’Errico e Giorgio Li Calzi si muovono prevalentemente in questi ambiti.

Questa scelta produttiva non è dovuta a pregiudizi verso altri generi, anzi, personalmente ho imparato a suonare la chitarra sui riff dei Beatles e degli Stones.

La scelta dipende oltre che da motivi squisitamente artistici, da un altro motivo che definirei obbligato:

“Un’etichetta indipendente specialmente del Sud non può vendere musica leggera o rock!”

Questo tipo di musica ha bisogno di un supporto promozionale enorme in quanto è questa la musica più seguita, più venduta, più trasmessa, quella per cui c’è maggiore concorrenza e dove le major investono i loro soldi.

Mancanza di promozione vuol dire budget limitati e pochi contatti con le strutture che contano: RAI, Mediaset, ecc.

D’altra parte il fatto di non poter produrre musica leggera non è sempre un male.

Mi fa molto più piacere produrre un cd di Daniele  Sepe che uno di Biagio Antonacci o di Raf o per rimanere dalle nostre parti, di Gigi D’Alessio.

Penso anche che sia importante esprimere dei giudizi precisi altrimenti sembra che tutta la musica sia bella, buona e interessante.

Invece no!

Esiste della musica che fa schifo ed è addirittura diseducativa.

Attenzione con questo non voglio dire che il jazz è bello e il liscio è brutto, tutt’altro voglio dire invece che in tutti i generi musicali si trova la qualità e purtroppo la “monnezza”.

Dico questo perché se penso che il compito di noi produttori è quello di fare cd di qualità, penso anche che quello della critica sia di mettere in guardia la gente su dischi che sarebbe stato meglio non fare uscire mai.

Ritornando al discorso di prima, dico che spesso è un bene non occuparsi di dischi di musica leggera. D’altronde ci sono ottimi artisti (anche napoletani) che fanno questo tipo di musica ma che sono ignorati dalle major.

Perché?

Una delle ragioni principali è perché non abitano a Milano. Un’altra è perché hanno superato i 25 anni e non sono carini; un altra è perché i direttori artistici delle major di artistico hanno solo il nome e non sarebbero capaci di distinguere un brano di Bob Dylan da un brano di Amedeo Minghi cantato in inglese.

Insomma esistono molte realtà interessanti e con notevoli valenze commerciali che si perdono per i motivi suddetti.

Polosud ha cercato di fare qualche produzione di musica leggera.

Andrea Campese, Alan Wurzburger hanno scritto canzoni sicuramente migliori del 90% di quello che sentiamo quotidianamente per radio (e a questo proposito sarebbe bello aprire un discorso sulle trasmissioni delle radio private ma e meglio rimandare).

Purtroppo non sono riusciti ad andare in TV e quindi non esistono.

Questa è la realtà a cui cerchiamo in qualche modo di opporci.

I cd di Andrea Campese, di Lorenzo Hengeller, dell’Orchestra Jam, di Consiglia Licciardi (solo per citare le ultime uscite) sono ulteriori tentativi, Li abbiamo prodotti perché ci piacciono crediamo in questo tipo di musica e pensiamo che nonostante tutto valga la pena continuare a fare cd di qualità.

Scusate lo sfogo.

A presto

Ninni Pascale