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Dragotto

Pop

Nicola Dragotto

 12,00

COD: PS093 Categoria: Tag:

VOCE / Nicola Dragotto
FEATURING / Alessandro Freschi, Giuseppe Di Taranto, Vincenzo Rossi
SOPRANO / Emma Innacoli
BACK VOCAL / Fabiana Martone, Marco D’Anna, Simone Spirito
CHITARRA CLASSICA / Duilio Meucci
CHITARRA ELETTRICA / Marcello Giannini
CHITARRA ACUSTICA / Marcello Giannini, Ninni Pascale
PIANOFORTE / Roberto Porzio, Mariano Bellopede
BATTERIA / Augusto Bortoloni
PERCUSSIONI / Pasquale Benincasa
BASSO / Antonio D’Angelo, Dario Maiello
TROMBA / Fabio Renzullo
ARMONICA / Alfredo d’Ecclesiis
VIOLONCELLO / Giovanni Sanarico
ARRANGIAMENTI / Giovanni Maria Block (tranne Pane e Limone / Ninni Pascale)
PRODUZIONE ARTISTICA / Nicola Dragotto
PRODUZIONE ESECUTIVA / Ninni Pascale
RECORDING/ Alessandro D’Aniello / studio Il Parco – Napoli
MIXING / Ninni Pascale
MASTERING / Bob Fix
Anni fa, presi la decisione di mettermi in cammino
alla ricerca del tempo perduto.
Ero animato dalle migliori intenzioni, la strada era lì,
chiara, chiedeva solo di essere accarezzata dai miei
passi, eppure tutto alla fine mi spingeva sempre in un
vicolo cieco. Poi… improvviso, inaspettato, in una notte
di marzo, quel corto circuito di cinque secondi…
e fu L’ULTIMA CAUSA.

Nicola Dragotto

Sono un cantautore, per troppo tempo prestato all’avvocatura.
Nel suo ultimo spettacolo di teatro-canzone dal titolo La corda, Nicola Dragotto, mettendo in scena la “tragica farsa della coscienza” dellʼultimo Gaber, accoglie il testamento dolente dello straordinario percorso artistico del Signor G e in qualche modo recupera paradossalmente la dignità perduta di quellʼanimale politico che oggi brancola nel buio della morte della politica. Ed è proprio quel senso profetico che fu del grande Giorgio Gaber, quel “vedere la polis” anche nei recessi più oscuri di una coscienza occidentale ormai al tramonto, ad animare il cammino del protagonista di questo spettacolo sulla corda tesa al di sopra di un mondo che è ormai la parodia di se stesso. Un cammino perennemente in bilico tra essere e non essere, tra un passato epico e un presente ridotto all’amarcord del consumo di massa del postcapitalismo, tra volontà individuale di riemergere e pulsione collettiva allʼautodistruzione. Nonostante il sentimento inevitabile della fine, come il Signor G, anche il Signor D non accetta alcun compromesso edulcorante e persevera nella sua opera di vivisezione tragicomica del mondo, adoperando la lente di un umorismo solo apparentemente esulcerante ma in realtà molto più pietoso e onesto di tanta falsa politica oggi in voga.